Esattamente l’otto giugno di 35 anni fa, quindi nel 1991, Jean Michel Bayle vinceva al Coliseum di Los Angeles il titolo Supercross alla sua seconda stagione completa in Usa. Primo europeo a farlo, eguagliato quest’anno da Roczen. Con la vittoria della gara firmò anche la sua ottava vittoria stagionale, record a quel tempo. In estate poi vinse i National della 250 e della 500, unico bella storia a farlo.
Con un post, molto profindo, su Facebook Bayle ha ricordato la sua vittoria.
“35 anni fa oggi vincevo il campionato di supercross.
Quel giorno ha cambiato la mia vita. È stato il culmine di anni di lavoro, sacrifici, dubbi e speranza. Il sogno che avevo costruito da bambino, nel profondo, stava finalmente diventando realtà.
Ma questo giorno della vittoria ha anche tinte di tristezza. Questo titolo, per vari motivi, non è mai stato davvero condiviso con la mia famiglia come avrei immaginato. E soprattutto, fu quel giorno che appresi della scomparsa di Alain Prieur, colui che accese la scintilla, colui che nutriva i miei sogni da bambino.
Ricordo anche una strana sensazione. Quello di essere circondati dal mondo, ma sentirsi profondamente soli. Come se la strada percorsa per raggiungere quella vetta potesse essere compresa solo da chi l’ha percorsa. Le grandi vittorie a volte hanno questo paradosso: ci avvicinano ai nostri sogni ricordandoci la solitudine del viaggio.
Col senno di poi, questa giornata mi ha insegnato una lezione preziosa.
Spesso passiamo la vita a inseguire un obiettivo, pensando che la felicità sia in arrivo. Eppure, quando il sogno diventa realtà, c’è, ovviamente, una gioia immensa, un sollievo, una forma di liberazione. Ma questa emozione dura solo un istante.
Ho capito che a volte è più bello inseguire un sogno che realizzarlo. Perché è nel viaggio, nella costruzione, nello sforzo quotidiano, nella speranza e nel progresso che risiede la vera magia.
Il titolo mi ha liberato di un peso, ma inseguire il titolo mi aveva dato una direzione, un motivo per alzarmi ogni mattina, un’energia straordinaria.
Trentacinque anni dopo, ho ancora immensa gratitudine per questa vittoria. Ma quello che amo di più oggi non è solo il trofeo. È il viaggio.
Perché in fondo, niente è più bello che andare avanti. “
Foto Somenzi
La storia di Bayle la trovate qui.
