BRUNO SALINA: UNA VITA PER IL MOTOCROSS

A volte nel paddock ti capita di incrociare personaggi che solcano da anni le piste da motocross e a quel punto viene naturale farsi una bella chiacchierata. Questa volta è toccato a Bruno Salina, pilota privato del mondiale 500 a cavallo degli anni 80 e 90 e storico tester per Motosprint. Buona lettura.

MXT: Ciao Bruno, una vita nel motocross la tua. Non solo pilota ma anche tester.

S: Si sono stato tester per 20 anni per Motosprint e per 10 per il team Rinaldi.

MXT: Questa mi mancava.

S: si, facevo i test per sviluppare le moto. Una cosa diciamo segreta, ma adesso si può scrivere.

MXT: quale è il ricordo più bello che hai nei tuoi anni di permanenza nel mondiale 500?

S: sicuramente l’amicizia con George Jobè. Quando ho corso per il team Cinti ho vissuto 6 mesi a casa sua. Ci allenavamo in tre: io, lui, il papà di Tonus e Gerald Delepine. Ho imparato a concepire il motocross in maniera totalmente diversa rispetto a quella che c’era all’epoca in Italia. Adesso lo fanno tutti, ma io già all’epoca mi allenavo a Lommel, a Genk e in altre piste del benelux.

MXT: e come tester invece quale è stata la moto factory più bella che hai provato?

S: Ho avuto la fortuna per circa 6/7 anni di provare tutte le moto factory. Ho provato le moto di Cairoli, Herlings, Roczen, Nagl, De Dycker, anche perchè KTM le faceva provare sempre tutte. Anche Yamaha le faceva provare. La più impressionante è stata quella di Nagl: una moto davvero impossibile con delle sospensioni durissime. Incredibile poi la differenza tra le moto di Herlings e Roczen. Sono stati insieme nel team KTM nel 2011, ma le moto, seppure nascevano uguali, erano poi nei fatti totalmente diverse. Ricordo anche che la moto di Van Horebeek aveva uno sterzo davvero chiuso, tanto che stavo cadendo appena uscito dalla tenda del team. Una moto bellissima era la Yamaha di Philippaerts del mondiale. Una moto molto morbida che all’apparenza sarebbe andata bene per un pilota diciamo amatore, invece era velocissima. Tutto sommato la moto di Cairoli era abbastanza normale, mentre incredibile era la moto di Everts al primo anno in Yamaha: impossibile da guidare. Due pali al posto della forcella e un mono che sembrava preso da una moto da enduro. Per guidarla dovevi spostare tutto il peso in avanti come faceva lui. Davvero stancante guidarla e lui invece ci faceva 40 minuti. Tra le moto 2 tempi ho provato la CR HRC di Jobè ovviamente. Una moto stupenda e c’era una differenza abissale con la moto di serie.

MXT: Per quanti anni hai fatto il tester per Motosprint?

S: dal 1998 fino a tre anni fa. Facevo circa 25 articoli l’anno. Poi mi hanno mandato anche a fare gare particolari come il Touquet o l’Ezberg.

MXT: Di recente abbiamo intervistato Antonio mancuso sul Touquet. Raccontaci la tua esperienza

S: Avevo già fatto l’Ezberg. Avevo chiesto alla redazione di mandarmi a fare quella gara per scrivere un pezzo sulla gara vissuta dall’interno. E’ venuta fuori una cosa bella che è piaciuta tantissimo. A quel punto dissi “facciamolo pure per il Touquet”. Ktm mi ha fornito la moto e sono andato. Ero allenato e sono arrivato tra i primi, credo sessantesimo. Esperienza davvero forte, perchè lì provi la paura vera: rettilineo da fare con altre mille persone e ai tempi il rettilineo era di 7 Km. Ricordo che avevo preparato la moto e l’avevo provata sull’asfalto e faceva 170 KM/H e che al Touquet in rettilineo arrivava al limitatore, quindi magari non toccavi i 170, ma i 160 sicuramente. Quando arrivava al limitatore si chiudeva l’avantreno e cominciava a sbacchettare e lì era panico allo stato puro. L’anno dopo ci andai con una Yamaha e la moto era settata molto meglio grazie ai consigli degli specialisti veri.

MXT: Cosa fai adesso?

S: Ho la mia professione, faccio il manager per una azienda. Poi seguo mio figlio che ha vent’anni e fa l’italiano Prestige. Ci stiamo divertendo senza alcuna pressione addosso. E’ una cosa bella che condividiamo. Lo scorso anno si è fatto molto male e si è spaventato un poco. Prima è stato da affiliato nel team Maddii. Adesso facciamo tutto da soli ed è meglio così, soprattutto per la crescita a livello umano.

MXT: Come vedi il motocross oggi?

S: Non voglio essere molto critico, ma lo vedo male. Mi sembra che si sia perso il senso. Basta andare a vedere le gare all’estero. Noi facciamo anche il campionato svizzero: sembra di essere a Maggiora 20 anni fa. Pubblico presente in massa, tanti piloti che corrono senza fronzoli ,ma con la sola voglia di correre e basta. Paghi 80 euro di iscrizione e se stai nei primi 20, quando consegni il transponder ti danno la busta con i soldi del premio gara. Per cui anche arrivando ventesimo ti rifai delle spese. Poi le piste sono bellissime. E questo non succede solo in Svizzera, ma anche ad esempio in Germania. Il campionato Adac è bellissimo. E’ strano che qui a Maggiora per l’Europeo ci siano solo 38 iscritti. Poi io vivo di ricordi e non ho le competenze per giudicare l’operato altrui, però ai miei tempi quando mi qualificavo per una gara mondiale prendevo il corrispondente di 1000 euro. L’anno in cui ho disputato il mondiale 500, il 1992, mi sono qualificato in 12 GP ed ho guadagnato quanto un operaio e mica ero Prado. Belle esperienze che cerco di trasmettere a mio figlio. Il motocross a livello umano se fatto bene insegna tantissimo.

Intervista Giuseppe Ricotti

 

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