CAIROLI: IO SONO LEGGENDA

Tutto ha una fine. Anche le avventure sportive più belle e dunque, dopo 18 anni, volge al termine la carriera di Antonio Cairoli da Patti. Dopo la fuga di notizie della scorsa settimana, ieri è arrivato l’annuncio finale. Il T.A.V (Tonino Alta Velocità) a fine stagione termina la sua corsa. Forse non sarà qualcosa di definitivo, magari farà qualche apparizione spot, giusto per togliersi qualche sfizio, ma nulla al momento è sicuro.

Sicuramente finisce un’era. Perchè nei suoi 18 anni di presenza, Antonio nel bene (soprattutto) e nel male ha caratterizzato l’ultimo ventennio del mondiale motocross. Antonio compare sulle piste del mondiale quando l’era di Everts volge al termine ed il siciliano ne raccoglie il testimone. E non ce ne vogliano piloti come Gajser ed Herlings ( quest’ultimo sicuramente batterà ogni record relativamente al numero di GP vinti), ma a livello di carisma e di mondiali ne devono ancora mangiare di “pasta” (gofastaeatpasta per dirla alla Tonino) perchè alla loro età Tonino aveva in bacheca già 6 allori iridati. Forse per età e talento solo Jorge Prado potrebbe aprire un capitolo così esaltante come quello del siciliano.

E non è ancora finita considerato che Antonio è tuttora in corsa per il decimo alloro. Conseguirlo sarebbe l’apoteosi, non riuscire nell’impresa non toglierebbe assolutamente nulla alla sua carriera perchè in ogni caso (a differenza di Valentino Rossi ad esempio) Tony si ritira ancora da vincente e non certamente da comprimario. Una impresa non da tutti che di recente è riuscita ad Everts e Biaggi ad esempio.

Mancherà a tutti, per la sua velocità in pista, per il suo stile tanto bello e inconfondibile sulla piccola 250F quanto pulito ed efficace sulle moto di cubatura superiore, per la sua simpatia e umiltà nel paddock e fuori dalle gare. Antonio sui circuiti di motocross è l’equivalente di Rossi sulle piste della Motogp, amato e osannato dal pubblico. Mancherà al team De Carli a cui ha legato l’intera carriera: un binomio vincente, ma anche la sua seconda famiglia. Mancherà  sicuramente meno ai suoi avversari, in quanto non è bello per il loro ego avere ancora tra i piedi un quasi 36enne che scorazza per la pista, rifilando sberle a destra e manca.

Velocità, fango e gloria: nel suo tatuaggio la sintesi della sua vita sportiva.

Una carriera lunga quella di Antonio, con un timido debutto nel 2002 e l’esplosione già nella sua prima stagione iridata del 2004 condita con un terzo posto in campionato e la vittoria del primo GP nel tempio di Namur. Nella MX2  diventa il riferimento della categoria con i titoli del 2005 e del 2007 ( rispettivamente 12 manche e 6 gp vinti e 23 manche e 11 gp vinto con un debutto nell’allora MX1 in Inghilterra leggendario), un mondiale “buttato” nel 2006 contro Pourcel (11 manche e 3 Gp il bottino) e uno concluso anzitempo per il primo grave infortunio al ginocchio nel 2008 ( 7 manche e 3 GP).

Nel 2009 il debutto con vittoria in MX1 (poi dal 2014 MXGP) con l’incredibile striscia di titoli iridati fino al 2014 prima con Yamaha, da privato, e poi con la KTM 350, una moto fortemente voluta e sviluppata da Antonio e il Team De Carli. Il tutto condito con la vittoria di ben 90 manche e 47 GP e con una superiorità schiacciante sugli avversari, come nel 2012 quando dopo il doppio sfortunato zero a Udevalla in cui dilapidò un vantaggio di quasi 50 punti su Desalle , preso dalla rabbia, dichiarò che avrebbe vinto tutte le gare fino alla fine della stagione. E così fu: Antonio vinse tutti e 7 i GP rimanenti e ben 13 manche su 14.

Nel 2015 soffre e passa alla 450 dopo alcune gare: purtroppo, mentre è in pieno recupero si infortuna a Maggiora al gomito e dopo alcune gare disputate con un braccio solo si arrende. Nel 2016 si infortuna nuovamente nel pre campionato: soprattutto un problema a un nervo della spalla lo fa soffrire per tutta la stagione. Il 2016 è un anno di dubbi, con il ritorno alla amata 350 per un paio di gare, e alcuni alti e bassi che non gli impediscono comunque di chiudere il campionato al secondo posto. Tuttavia qualche maldestro addetto ai lavori ipotizza per il siciliano l’inizio della fine. BALLE. Un Cairoli perfettamente ristabilito nel fisico zittisce nuovamente tutti nel 2017 portando a casa il 9 alloro iridato.

Nel 2018 si abbatte il ciclone Herlings, ma Antonio è l’unico capace di arginare l’olandese e finirgli spesso vicino, nonostante alcuni piccolo infortuni. In compenso sposa la sua Jill. Poi, come scrive in un passaggio della sua autobiografia, uscita proprio alla fine di quell’anno, Antonio è pronto a dare battaglia nel 2019: “Io so che ci sono ancora dei margini per migliorare, so cosa fare e dove intervenire per crescere ancora. So di avere dalla mia parte più esperienza e la migliore squadra di sempre. Molti non ci credono, ma io so che a trentatrè anni posso ancora trovare dentro di me qualcosa in più da dare e so che in molti il meglio di me devono ancora vederlo. Sono più carico che mai e questa sconfitta non fa altro che darmi la spinta giusta per alzare ulteriormente il livello dello scontro. Ho voglia di ricominciare, anche subito, e di rimettermi in gioco ancora una volta, mostrando al mondo intero chi è Antonio Cairoli, nato a Patti, in provincia di Messina”.

La stagione comincia infatti in maniera esaltante con la doppietta in Argentina nonostante un guasto nella manche di qualifica lo costringa a schierarsi per ultimo al cancelletto di partenza. Poi, dopo 4 vittorie nei primi 5 GP, sono botte da orbi con un ritrovato e pimpante Gajser, almeno fino a quando l’infortunio della spalla in Lettonia lo estromette dal mondiale. A settembre dello stesso anno nasce il suo primo figlio,  Chase, e nel paddock c’è chi giura che se Antonio avesse vinto il decimo mondiale, si sarebbe ritirato poichè sarebbe stata la stagione perfetta nello sport e nella vita.

Il resto è storia recente con un 2020 da protagonista, nonostante l’ennesimo infortunio al ginocchio e un 2021 ancora senza una vera parola fine e con la concreta possibilità di aggiungere un’altra perla al suo palmares: il Nazioni. Gara che Antonio ama e che gli ha regalato tanti successi ma anche tanti bocconi amari. Dall’indimenticabile successo del 2006 in sella alla 250F contro le 450, ai successi individuali nelle edizioni 2012, 2013 ( con la perla del podio di squadra) e 2016 a Maggiora, non dimenticando però i “tonfi” delle edizioni del 2005, 2007 e 2011 e la sfortunata edizione 2014 dove, tornato una tantum sulla piccola 250F, fa faville prima di cadere e infortunarsi ancora.

In questi 18 anni tante imprese memorabili hanno scandito la sua superba carriera, ma sicuramente quella che resta più impressa è la vittoria ad Arco di Trento nel 2017, l’anno dell’ultimo titolo. A Pietramurata Antonio vince la prima manche, ma nella seconda cade alla prima curva e si ritrova oltre la ventesima posizione. Tony non si dà per vinto e inizia una furiosa rimonta in cui si inventa sorpassi clamorosi tra le ovazioni del pubblico incitato dallo speaker del circuito (il buon Riccio). Ne vien fuori una gara esaltante conclusa al secondo posto e con la vittoria assoluta del GP.

Quando avrete nostalgia di Tonino vi basterà riguardare quella gara. In quella manche c’è tutto Cairoli: estro, talento, velocità, sacrificio, perseveranza.

Buona vita Tony, ti meriti tutto il meglio possibile.

Daniele Sinatra

Foto Daniele Sinatra, Pietro Ambrosioni, Enzo Tempestini

 

 

 

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