VINTAGE GLORIES: THE LITTLE PROFESSOR – DAVID BAILEY

David Bailey è considerato tutt’oggi uno dei più grandi talenti che il motocross a stelle e strisce abbia mai partorito.

All’apice della sua carriera, David era amatissimo dal pubblico: simpatico, carismatico e soprattutto era una delle superstar del team Honda che a quel tempo raccoglieva sotto la sua tenda solo il meglio sulla piazza. Essere ufficiale Honda voleva dire essere nell’Olimpo del Motocross, per un pilota era la consacrazione definitiva. Non si poteva aspirare a nulla di meglio.

David per i tifosi americani, incarnava la perfezione su una moto da cross! Aveva uno stile meraviglioso, decisamente avanti per l’epoca. Lui è la moto sembravano essere una sola cosa, una simbiosi perfetta. Per il pubblico e i tifosi David era semplicemente Smooth! Cioè fluido! David era elegante e armonioso nella guida, una delizia per gli occhi di chi lo vedeva calcare le piste. Tanto piaceva agli americani identificarlo con quel termine che la Honda lo utilizzò anche per uno spot commerciale del tempo.

Nato l’ultimo giorno dell’anno del 1961, David era figlio della leggenda del Surf Terry Martin, che fu il primo a portarlo su una pista da motocross a vedere una gara all’età di sette anni. In quella gara correva anche Roger De Coster e David rimase letteralmente folgorato dall’asso belga.

David ebbe però un’altra figura paterna molto importante nella sua vita, forse anche più importante del padre naturale. All’età di 10 anni, infatti, sua madre sposò la leggenda del motocross americano Gary Bailey, uno dei primi piloti americani a diventare professionista e creatore della prima scuola americana di motocross itinerante (da qui il soprannome Professor) che tra i suoi allievi ha avuto, oltre allo stesso David, piloti del calibro di Damon Bradshaw, Ron Tichenor, Sebastien Tortelli, Travis Pastrana e Ryan Hughes, giusto per citare qualche nome.

Poichè David,  dopo aver visto quella gara, aveva maturato un amore profondo per le moto, fu facile per Gary inserirlo tra i suoi alunni e David eccelleva così tanto che spesso veniva utilizzato dal padre adottivo come modello per gli altri allievi. Per questo motivo David cominciò ad essere soprannominato The Little Professor.

Sotto la guida di Gary, il piccolo professore, studia, impara, si allena e cresce. Il passo per diventare pilota professionista è per logica breve. Gary, che ha un contratto con la Bultaco, lo aiuta e nel 1979 disputa da privato le prime gare in sella alla moto spagnola.

I piazzamenti raggiunti permettono a David di divenire nel 1980 uno dei primi piloti ad entrare a far parte del progetto Green Team della Kawasaki. Vince la classe minore della Trans Ama con la verde giapponese e comincia farsi vedere nelle top ten del National e nel Supercross. L’anno successivo si conferma come uno dei giovani più promettenti chiudendo settimo nel national e cogliendo un quinto posto come miglior piazzamento in una gara di Supercross.

Per questo motivo a fine 1981 riceve la telefonata che gli cambia la vita. Dall’altra parte della cornetta c’è Roger De Coster, il suo idolo e ormai Team Manager della Honda, che gli dice che la Honda per il 1982 ha preparato una moto eccezionale e che gli serve un giovane pilota  per svilupparla. David, il cui sogno sin da quando corre è quello di entrare nella squadra Honda, ovviamente accetta e la sua carriera prende il decollo: conquista diversi podi nel national 250 dove giunge sesto e un podio nel Supercross. Inoltre viene chiamato a sostituire all’ultimo momento l’infortunato Hansen, fresco vincitore del Supercross, nella squadra che deve affrontare il Motocross delle Nazioni in sella alle 500 ( per la 250 all’epoca si disputava il Trofeo delle nazioni e per la 125 la coppa, in gare separate). David fa il suo dovere portando a casa due piazzamenti, ottavo e sesto, nelle manches dominate da Danny Magoo Chandler. Gli USA vincono la manifestazione.

Considerato il livello degli avversari da affrontare David intuisce che non può contare solamente sul suo talento e sulla sua bravura e che per vincere serve qualcosa in più. Si concentra quindi sulla preparazione fisica e affina ancora di più la tecnica di guida: non si contano le ore che passa in moto durante gli allenamenti. Non si ferma mai.

La preparazione invernale dà i suoi frutti e il piccolo professore nel 1983 diventa campione Supercross e National 250. Una doppietta favorita anche dall’infortunio occorso ad Hannah, suo compagno di squadra, che prima di rompersi entrambi i polsi ha dominato gran parte della stagione. Tolto di mezzo Hurricane, per Bailey diventa tutto più semplice e si presenta all’ultimo prova al Rose Bowl di Pasadena con un discreto margine di punti su Mark Barnett. Un sesto posto gli è sufficiente per centrare il bersaglio. Il copione si ripete nel national, dove vince il titolo con un margine di 40 punti su Scott Burnworth.

Nel 1984 Bailey non riesce a ripetersi nel Supercross, dove viene battuto dal compagno di squadra Johnny O’Mara e dal futuro compagno di squadra Ricky Johnson, ma si rifà alla grande nel National 500 dove si aggiudica 8 gare consecutive su 10 prove, battendo Bloc Glover. Vince nuovamente il Motocross delle Nazioni.

Nel 1985 la sua intenzione è di ripetersi, ma nel Supercross deve cedere il titolo per soli due punti a Jeff Ward, in una stagione davvero combattuta: basti pensare che Glover finì terzo a tre punti da Ward e quarto chiuse Lechien, a soli 7 punti dal vincitore. Il titolo venne infatti assegnato all’ultima prova e ci furono anche delle polemiche sulla mancata squalifica di Ward, reo di avere percorso un tratto di pista in senso contrario dopo una caduta. Anche nel National le cose non vanno bene e, a causa di piccoli infortuni, è costretto a cedere il titolo a Glover. Rivince però il Nazioni che finalmente si disputa nella consueta formula che tutti noi oggi conosciamo.

Il 1986 è una stagione di fuoco per David e il motocross USA in generale. In Honda arriva Ricky Johnson e la rivalità tra i due galletti esplode subito in pista. La prova di apertura ad Anaheim è considerata ancora oggi la gara di Supercross per eccellenza. Un duello meraviglioso, ricco di sorpassi , di colpi di scena , con due uomini che si odiano e cercano di primeggiare l’uno sull’altro, andando oltre i propri limiti. Sarà Bailey il vincitore della gara, ma , dopo un duello serrato durato tutta la stagione, a portare a casa il titolo SXsarà il compagno di squadra che vince anche il national 250, battendo nuovamente Bailey, che però gli rende pan per focaccia vincendo il National 500 e negando quindi all’avversario la possibilità di fare il triplete nella medesima stagione ( SX, national 250 e 500: per la cronaca ci riuscirà Jean Michel Bayle nel 1991 e ne parleremo in un altro pezzo).

La stagione 1986 è coronata dall’edizione del Nazioni di Maggiora, quella che viene ad oggi definita la gara per eccellenza del motocross. Gli Americani presentano un terzetto da paura: O’Mara in 125, Johnson in 250 e appunto Bailey in 500. Tutti su Honda. I tre fanno faville, soprattutto O’Mara con la 125. David dal canto suo ha un solo obiettivo: battere ancora una volta l’eterno rivale Johnson! E infatti nella ultima manche, quella della 250 e 500 insieme, David vince e rallenta solo all’arrivo per aspettare Ricky e tagliare insieme il traguardo mano nella mano tra il tripudio generale. Nessuno può immaginare che quella sarebbe stata una delle ultime apparizioni in gara per The Little Professor.

In vista della stagione 1987 David è più agguerrito che mai: il suo unico obiettivo è quello di battere il compagno di squadra Johnson. Se infatti non aveva preso bene le sconfitte del biennio 84/85, quella del 1986 ad opera di Johnson lo ha reso furioso. Si prepara come non mai. Alla vigilia del campionato David è mentalmente concentrato sull’obiettivo, si sente pronto e fiducioso nei suoi mezzi, è sicuro di poterla spuntare. Si è pure sposato da qualche mese, ma questo non influisce sul suo programma di lavoro. Si allena tutti i giorni, è una macchina da guerra, chi lo vede in pista giura di non avere mai visto Bailey così in forma. Gli addetti ai lavori lo considerano l’uomo da battere.

Ma il destino è in agguato. E in un triste pomeriggio di gennaio il mondo viene privato del talento di Bailey. Nelle prove libere di una gara di Golden State David tenta un salto doppio che nessuno ha mai osato fare. Si sente invincibile in quel momento e purtroppo paga a duro prezzo questo suo stato d’animo. Lui stesso dirà anni dopo di avere avuto “un eccesso di fiducia”. All’atterraggio del salto qualcosa va storto. David vola oltre il manubrio e purtroppo, una volta a terra, non sarà più in grado di rialzarsi. La diagnosi medica è devastante: frattura della colonna vertebrale e paralisi degli arti inferiori! E pensare che quel pomeriggio c’era chi, vedendolo girare, aveva provato a metterlo in guardia : l’amico O’Mara, con il quale ha sempre avuto un ottimo rapporto, gli fece notare che stava andando a una velocità spaventosa, ma che allo stesso tempo stava prendendo eccessivi rischi. Purtroppo sarà tutto inutile.

A soli 25 anni David, all’apice della sua carriera e dopo avere conquistato 12 vittorie nel Sx e 18 vittorie nel National, è costretto a fermarsi, per sempre.

Alcuni anni dopo tornerà nel suo mondo da validissimo commentatore per la Espn e nel 2000 conquista, nella sua categoria, l’Ironman Triathlon alle Hawaii. Nel 2007 però il suo corpo troppo martoriato gli presenta un conto davvero salato  e David a causa di alcune infezioni rischia la vita. Fortunatamente si riprenderà e salirà nuovamente su una moto da cross. Nel 2008 in una delle tre serate di Anaheim si organizza un revival anni 80. E David, in memoria di quella magnifica finale del 1986 farà un giro d’onore in pista con a fianco il rivale di sempre, ossia Ricky Johnson.

testo Daniele Sinatra

Foto Riccardo Somenzi

Un pensiero su “VINTAGE GLORIES: THE LITTLE PROFESSOR – DAVID BAILEY

  1. Bravo,hai studiato bene la lezione ;-)) articolo molto interessante e completo,alcune cose non le sapevo o non le ricordavo.

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