DAVIDE DEGLI ESPOSTI: VI RACCONTO L’AMERICA

Questa intervista è stata realizzata più di due mesi fa, precisamente a Maggiora il 10 settembre durante la MX Vintage Word cup. Purtroppo in certi periodi tra lavoro e famiglia il tempo è tiranno. Pertanto la pubblichiamo soltanto adesso, scusandoci con Davide per il ritardo. Buona lettura. PS A breve caricheremo anche quella fatta a Luigi Toschi.

MXT: Buongiorno Davide, come va? ti stai divertendo a questa manifestazione?

D: Di brutto, mi sto divertendo tantissimo!

MXT: Sei con una 250T. Insieme a Cairoli e Vimond, mi sembra che hai colto lo spirito della manifestazione.

D: Si ho la moto a tema, ma purtroppo non ho con me l’abbigliamento che usavo quando correvo; ho sempre regalato tutto molto volentieri ai tifosi e non mi è rimasto più nulla. Però dai, un piccoletto su una Suzuki 250 oggi non può che essere Davide Degli Esposti!

MXT: Quando ci siamo visti la prima volta a San Cataldo in Sicilia per il 2° A Day in MX con Cairoli (fresco di operazione al ginocchio) Salvini, Beggi e Bonini non ti ho chiesto nulla io, mannaggia!

D: Ah mi ricordo quella manifestazione. Ricordo che arrivammo tutti in aereo e quindi trovammo le moto in loco. C’era a disposizione solamente una Suzuki nuova e quindi ce la siamo  giocata a pari e dispari con Salvini. Ha vinto lui e mi è toccata una moto vecchia di tre anni. Appena tirata giù dal cavalletto, è rimasta schiacciata! C’erano i leveraggi bloccati dalla ruggine. Mamma mia che lavoro  ho fatto per rimetterla in sesto e Salvini, che aveva la moto nuova, che rideva come un matto e io che gli urlavo: ” che ridi bastardo! Vedrai domani come ti vengo addosso in pista!” Bei ricordi.

MXT: Sei stato nella tua carriera due volte in USA. Raccontaci qualcosa.

D: Ho fatto due stagioni complete, nel 2004 e nel 2008. Nel 2004 ero un privato e mi dava supporto logistico il team Ecc che aveva come piloti Steve Lamson, che però era infortunato, Shane Bess e Tyler Evans mi pare. Nel 2008 ero invece con un team italiano trasferito in USA, il Toshiba Suzuki e un pool di sponsor europei contribuì a formare il budget per organizzare il tutto, dalle moto, ai ricambi, alle trasferte. Nel 2004 correvo con la 125 ancora, mentre quasi tutti i piloti erano in sella alle 250F.

MXT: Dai spara qualche aneddoto.

D: Ok, vi faccio ridere. Vado a Glen Helen due settimane prima dell’apertura del National. C’era da correre ancora l’ultima prova del Supercross, ma tutti i piloti si ritrovavano lì per preparare la stagione all’aperto. Entro in pista e dopo un poco mi chiedo: “ma dove sono? L’ho finito il giro di pista? Ma quanto è grande sta pista??” Poi arrivo al famoso curvone in salita e dico “oh finalmente, ho chiuso il giro”! Esco e la mia ex moglie mi dice: ” Davide non ho capito se tu passi in posti diversi o fai uno sport diverso rispetto agli altri”. Io rimango di sale e chiedo il perchè e lei mi risponde: “perchè loro con le moto vanno dritti mentre tu vai tutto storto e su e giù”. Loro ovviamente andavano già a fuoco in quell’inferno di buche, mentre io ero in difficoltà! Finisco di girare, torno a casa e dico al mio manager che mi mancano rispetto ai migliori almeno 6 secondi al giro. Arriviamo al giorno della gara e al termine delle prove libere il mio manager mi dice: “sai che mi avevi spaventato l’altra volta e invece ti devo fare i complimenti perchè giri molto bene. Ti mancano giusto quei due/ tre secondini per passare le qualifiche, anzi se li togli vai dentro i dieci tranquillamente. Devi fare solo il doppio là dietro”. Io gli rispondo che il doppio nella parte bassa della pista lo faccio eccome e lui insiste. Per capire ti spiego quella parte di pista: si arriva su una salita seguita da una curva e da una discesa; poi segue una rampa un doppio, poi una breve tratto piano e un’altra collinetta. Io facevo il doppio, cioè pensavo fosse quello il doppio. Lui allora mi porta a vedere gli altri piloti girare dalla sua visuale e mi fa “vedi le moto che saltano sopra le tende? La tua moto non si è mai vista” Allora vado a piedi, arrivo lì, guardo bene gli altri  e mi vengono le goccioline gelate nella schiena. Fare il doppio significava includere al primo doppio il breve rettilineo e la collinetta. Gli americani facevano un salto di 50 metri! Sudo freddo, ma ci devo provare anche se non ho mai fatto un salto del genere. Arrivo alla sommità della salita e mi fermo proprio a guardare. Arriva il primo pilota dietro di me, il primo imbecille diciamo, cala tutte le marce non leva mai il gas e fa il “doppione”! A quel punto mi dico “Se lo fa lui lo faccio anche io, mica è passato Villopoto”. Parto direttamente in seconda – tanto c’era la discesa – calo tutte le marce, arrivo al limitatore e salto. Quando sei in aria in Europa, siamo abituati a delle prospettive, cioè vedere la terra in basso e poi atterriamo. Si questo “doppio” invece salivo e vedevo la famosa collinetta arrivare e mi dicevo “oddio mi schianto, mi schianto” e invece sali sali e arrivi alla sommità ed è fatta!! Bellissimo! Tanto bello che nell’ultimo giro dell’ultima manche ho avuto il tempo di pensare “uao io non lo farò mai più un salto così”. Una volta fatto la prima volta quel salto diventa quasi una passeggiata. Ho fatto un tempo della madonna in prova, credo settimo. Nei fatti il salto è in realtà facile da affrontare, perchè alla fine non devi fare nulla. Solo dare tutto il gas e avere una velocità minima di decollo che ti porta alla sommità della collinetta. C’è anche margine all’atterraggio perchè c’è una bella discesa dopo. Con i 450 lo prendevano a palla ed arrivavano alla fine della discesa. Devi vincere la paura, che ovviamente c’è in chi non lo hai mai affrontato, ma una volta capito è tutto molto facile. Glen Helen, che pista mamma mia”

MXT: UAO! Stupendo. Dai racconta ancora qualcosa della tua esperienza in USA.

D: Ho tanto da raccontare. Non saprei.

MXT: Hai qualcosa da dire sugli altri piloti, magari qualcosa di piacevole oppure uno screzio?

D: Vedevo sempre Reed, molto simpatico e sempre disponibile. Mi ricordo che lui a Las Vegas vinse il titolo 2008. Lo beccai due giorni dopo a Perris e mi è venuto a salutare e mi ha regalato la maglia che ha utilizzato il giorno che ha vinto il titolo. Questa maglia l’ho ancora, anzi ne ho due sue. E voglio precisare che me le ha regalate di sua spontanea volontà senza che io andassi da lui a pregarlo o roba simile. Davvero simpatico.

MXT: Avevi un idolo lì quando correvi?

D: I miei idoli sono quelli di tutti: Puzar, Mcgrath e altri, ma non correvano già più. Con il Mac però ho corso due volte in Europa. E’ simpaticissimo.

MXT: Il primo impatto quando hai varcato per la prima volta nel 2004 il cancello di Anaheim?

D: Premetto col dire che nessun tracciato in Europa è paragonabile a quelli loro. Onestamente ho pensato “uao”. Ho fatto il giro di pista a piedi ed è stato emozionante. Comunque Anaheim non mi ha mai dato problemi, facevo tutti i salti e le combinazioni. In generale mai avuto problemi in USA a fare correttamente le piste. Solo a Seattle 2008 ho deciso di non fare un determinato salto perchè lo ritenevo pericoloso. Ma non ero l’unico a non farlo. Eravamo in tanti. Si poteva fare ma era davvero pericoloso. Per dire con il 250F Dungey e Lawrence non lo facevano tutti i giri ad esempio. Con il 450 invece era più fattibile e lo facevano quasi tutti, ma con le 250 si era davvero impiccati.

MXT: Hai citato Jason Lawrence. Una meteora. Che ci racconti di lui. Testa calda come appariva o no?

D: Mi sono sempre divertito con lui. Lo beccavo sempre in allenamento e ci facevamo un sacco di risate. Era dipinto come un XXXX ma non lo era anzi mi dava sempre dei consigli oppure mi chiedeva il permesso di modificare qualche salto della sua pista privata con il bobcat quando andavo ad allenarmi da lui. Mi accoglieva sempre a braccia aperte. Un grande. Ho solo belle parole per lui. Ti racconto, invece, una cosa divertente che riguarda Hansen. C’era all’epoca una pubblicità Thor dove Reed e Hansen sono a bordo di pick up e Reed con la mano imita il gas e fa Boohh con la bocca e quando vede alcune belle gnocche dà ancora più gas e fa più rumore con la bocca. Solo che queste non se lo filano e quindi il gas va giù (vedere link in basso). A Minneapolis dopo la gara ci ritrovammo tutti i piloti nello stesso albergo. Nella mia stanza sono in compagnia di un mio  amico che mi accompagnava alle gare e con noi ci sono anche alcune belle ragazze. Una di queste ragazze piaceva moltissimo ad Hansen e quindi quando Josh ha saputo che era nella mia stanza prima di arrivare mi ha chiamato in camera. Io dico alla ragazza che Josh la sta cercando ma lei non se lo fila. Josh mi richiama e io gli faccio esattamente come nella pubblicità cioè la moto che va giù di giri. E tutti a ridere!!! Poi ci siamo incontrati e lui stesso rideva con me per lo scherzo. Molto simpatico anche lui.

MXT: Ma quindi puoi parlare solo bene dell’ambiente in USA? Spesso si legge il contrario.

D: Sono molto ospitali, ma in genere non hanno piacere che arriva uno da fuori e magari li prende a bastonate. Quelli che van più piano sono tutti simpatici, se vai più veloce incece.. beh.. ci siamo capiti.

MXT: Grazie mille, Davide, è stato un vero piacere

D: Grazie a voi.

Foto Daniele Sinatra e Pietro Ambrosioni

Intervista Daniele Sinatra

 

 

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